Contrade di Taurasi il carattere forte dell’Irpinia

Grecomusc ’11 – C. di Taurasi  Prezzo a Pane e Vino € 24,00

Aglianico ’09 – C. di Taurasi    Prezzo a Pane e Vino € 17,00

Taurasi ’07-’05 – C. di Taurasi   Prezzo a Pane e Vino € 35,00

E’ la seconda volta che arrivo a Taurasi ed è la seconda volta che sbaglio strada. Le indicazioni stradali d’altra parte non ci sono e per quella che è la patria del più grande vino rosso del sud Italia non è certo un bell’aiuto. Passando così da Lapìo (si pronuncia con l’accento nella i) mi imbatto in quei vecchissimi vigneti che hanno contribuito alla fama di questo vino. Piante ultracentenarie su piede franco allevate con il classico quadrato avellinese (tecnica usata per lasciare sotto le piante lo spazio per altre colture di sostentamento come ortaggi e cereali)La prima visita è un ritorno alla Cantina Contrade di Taurasi di Alessandro (Sandro) Lonardo “il professore”. Mi aspetta, è euforico per i punteggi che gli sono appena arrivati da Wine Spectator. Gli dico che i suoi vini non hanno bisogno di questi incentivi, ma in effetti la media dei punteggi che ha ricevuto nei suoi vini è impressionante. Come sempre chiedo di vedere le vigne sia quelle storiche e scenografiche che quelle più nuove e prosaiche. Sandro mi mostra vigne che sarebbero degne di un museo ampellografico. Ma qui sembra che a nessuno interessi valorizzare questo patrimonio. L’azienda lavora secondo principi naturali in vigna, in cantina collabora a stretto contatto con l’Universtà di Napoli e questo, secondo me, ne limita in parte la spontaneità.

Si inizia a bere il bianco, prodotto con uno dei tanti vitigni a rischio di estinzione in Campania, il Grecomusc. L’annata 2011 è ricca potente, discreta sapidità, decisamente troppo giovane per le sue potenzialità. Infatti ho bevuto recentemente il 2007, il preferito della moglie di Sandro, ed era uno spettacolo di finezza unita a mineralità e soprattutto con una nota sulfurea cha al momento non si ritrova in questa annata e che difficilmante ritengo potrà uscire negli anni. Sandro poi a pranzo mi spiegherà che forse un’improvviso aumento della temperatura in fermentazione a determinato sia nel 2005 che nel 2007 questa curiosa caratteristica. Propongo allora di aprire una delle ultime bottiglie 2005 ed in effetti dal bicchiere esce prepotente quella nota che mi ricordavo unita alle sensazioni affumicate dei migliori Fiani Irpini.

Torniamo alla degustazione mi aspetta ora l’Aglianico ’09. Avevo bevuto anni fa il 2006 e la sensazione era stata quella di un vino un po’ troppo perfettino, corretto ma quasi banale, ora la musica è cambiata. Il 2009 mostra ricchezza, tannino, carattere e spezie, aglianico e lava. Giusto preambolo al Taurasi 2007, il vino premiato con 97 punti. Evidente l’annata calda ricca potente, muscolosa, tannica, tutti parametri adatti a far impazzire gli americani anche se per me mancano la finezza e l’eleganza che annate più fresche regalano ai vini di Taurasi.

Infatti dopo a pranzo sempre con la mia faccia di bronzo riesco a far aprire il Taurasi 2005. Uno spettacolo. Qui la potenza c’è ma è unita alla mineralità terrosa della montagna vulcanica, un vino appena pronto, con un futuro luminoso di fronte. Il preferito di Sandro che ovviamente conosce le potenzialità del suo territorio

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